SilviaViglietti_PozzoStrada(71)
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Pozzo Strada. Foto di Silvia Viglietti – ZUM

Pozzo Strada è città che sa d’altro, di dispute mai risolte. Alcune antiche, risalenti al Medioevo, quando l’area era contesa tra feudi e ordini monastici e altre più recenti, tra città e campagna. Fino a quando la città si è mangiata il contado, con l’industrializzazione e l’inurbamento scomposto, e oggi rimangono visibili solo qua e là alcuni frammenti di quel che era. Sono ritagli di non città nella città: un muretto, il recinto di una cascina, un casolare, una direttrice viaria. Chi immaginerebbe, di fronte ai palazzoni e ai corsi, che questa fosse una zona agricola ricca di cascine e campi arati? Oggi in palio c’è l’idea stessa di città come spazio pubblico e condiviso dalla collettività o insieme di private solitudini. Niente di strano, in un quartiere tagliato da diverse grandi vie di scorrimento, come via De Sanctis, corso Brunelleschi, corso Monte Cucco e corso Peschiera, che ne frantumano il tessuto in tanti piccoli nuclei, anziché rafforzarlo in un’unica identità d’insieme. Privo delle pesanti testimonianze industriali di Mirafiori e della vivacità popolare e operaia di San Paolo, Podëstrà, in dialetto piemontese, è un quartiere principalmente residenziale. Appartenente alla circoscrizione 3, situato nella parte occidentale della città, è uno dei quartieri più popolati della città. Conta, compresa Borgata Lesna, quasi 60.000 abitanti, secondo per numero di residenti solo a Santa Rita. La storia moderna dell’area è simile a quella degli altri quartieri occidentali di Torino: dalla seconda metà dell’Ottocento il tessuto urbano periferico si è sovrapposto al vecchio assetto territoriale agricolo. Se alcune arterie lo dividono internamente, altre lo ritagliano dal resto della città: corso Francia a nord, corso Trapani a est, via Rieti (Grugliasco) a ovest, la ferrovia, la strada antica di Grugliasco e via Tirreno a sud. I due itinerari proposti intendono ricomporre le identità dell’area, tra passato e presente. Il primo, ripercorrendone la storia, dalle ultime cascine rimaste a presidiare un mondo che non c’è più in seguito all’inurbamento e la successiva industrializzazione. Il secondo, individuando gli spazi pubblici e privati, grandi e piccoli esempi di come oggi può essere vissuta la città: biblioteche, parchi, mercati, ma anche strutture abbandonate, aree militari e vie piantonate da sbarre e telecamere. In mezzo, qualche sorpresa.

[L’altra Torino, Espress Edizioni, pag. 143]