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Borgata Tesso, foto di Sole Querido – ZUM

La nostalgia dell’uno accomuna cose e persone, alla ricerca di qualcosa che dia senso al tutto. Borgata Tesso, Madonna di Campagna e Borgata Vittoria non sfuggono a questo bisogno di sicurezza, orfane di una barriera mobile – quella di Lanzo, scappata a nord – e di una campagna, ben più mobile ed esiliata ancora più su. Si sono così trovate a fare i conti l’una con l’altra, quasi senza volerlo, come tessere del tetris da incastrare in uno spazio sempre minore: una partita di muri e ciottoli, comignoli e vie, piazze e tetti, negozi e mercati, abbarbicati di sbieco, uno sull’altro. Salendo di livello funziona sempre così: a complicare le cose si sono poi aggiunte nuove ingombranti variabili, le fabbriche, a mangiarsi prati e confondere le idee con i loro fumi e sferragli. Ma nel momento del bisogno è arrivato anche il principe azzurro, a mettere a posto le cose, dare quel senso del tutto. Un eroe nuovo che viene dal passato, e nobile, come in tutte le fiabe, anche quelle nere macchiate dal fumo di fabbrica: la Spina Reale, tracciata sopra la vecchia ferrovia per Lanzo. Una volta guadagnato lo scheletro, il resto è venuto da sé, riunendo lungo questa cerniera un’area complessa e spesso segreta, che confina a sud con corso Mortara e via Nole, a ovest con corso Potenza, corso Grosseto, via Sansovino, la strada della Venaria e via Amati, a nord con la tangenziale Nord e poi la Stura, a est con il raccordo per Caselle, il parco Sempione e quindi corso Venezia. All’inizio e alla fine – non poteva essere altrimenti – due stazioni e altrettante sopraelevate, come vertebre nodali: passaggi segreti che portano via. Ma prima di andarsene, c’è un mondo sommerso da riportare alla luce.

[L’altra Torino, Espress Edizioni, pag. 267]