Mirafiori Sud
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Foto di ZUM / Bruno Fioravanti

A Mirafiori Sud c’è tutto: parchi, fabbriche, case, un cimitero, un fiume, orti e cascine, come fosse da solo una grande città. Ci sono persino un castello e mezzo e un mausoleo a pantheon, ma tutto sembra staccato, non comunicante, come una grande scatola in cui trovare cose alla rinfusa. Da tempo c’è anche chi tenta di farle dialogare, tra loro e con il resto della città, ma non è facile ridurre i chilometri di distanza. Quelli dal centro sono più di otto e rendono Mirafiori Sud il quartiere più lontano, l’ultimo anche per numero: da solo forma la circoscrizione 10, mentre prima era il numero 23 dei ventitré quartieri considerati dal comune. L’area di Mirafiori Sud è la parte estrema della città, da corso Tazzoli e via Vigliani ai confini con Beinasco, Nichelino e Moncalieri. La sua è una terrazza spaziosa che termina in picchiata sul torrente Sangone. Affacciata sull’acqua, un tempo esisteva una tenuta dei Savoia, Miraflores, distrutta dai cannoni dei francesi e dalle piene del torrente. L’abitato che ne ha preso il nome si tiene ora alla giusta distanza, sulla linea tracciata da strada Castello di Mirafiori e strada del Drosso, margine inferiore alla pagina della città. Il quartiere ospita la fabbrica simbolo della produzione e della classe operaia italiane, il maggior stabilimento del paese e in passato d’Europa, capace nel suo massimo storico di impegnare 50.000 lavoratori su un’area grande quanto il centro. FIAT Mirafiori è l’altro cuore di Torino, una città con abitanti e regole proprie dove si decide la sorte di tutti, anche di chi non vi è mai entrato. Rispetto agli anni Settanta, oggi i lavoratori sono in pratica un decimo e le auto che escono dai cancelli una parte ridotta, anche se da fuori l’area rimane la stessa. Cambiamenti recenti hanno riguardato anche altre zone del quartiere, come quella di via Artom. Negli anni Sessanta il comune non riesce a far fronte alle ondate di immigrazione, e qui si concentrano i nuovi arrivati senza che infrastrutture e servizi riescano a tenere il passo. Quelle strade diventano sinonimo di povertà e degrado, delinquenza giovanile e disagio. A lavorare sull’area di via Artom, nell’angolo tra Nichelino e Moncalieri, è arrivato dopo anni un programma di recupero e le condizioni sono in parte migliorate. Ora esistono una fondazione di comunità, l’unica di Torino, e una casa sul prato in un grande parco risistemato. Dopo il restauro, anche il mausoleo è tornato in piedi. Se il bello riesce ad attecchire anche qui, ai margini, significa che la città – a dispetto di quanto detto finora – non ha davvero limiti.

[L'altra Torino, Espress Edizioni, pag. 89]