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francescamarino_sanpaolo18Borgo San Paolo è un posto normale per gente normale, una zona di case e strade tranquille, dove il bello si rivela con discrezione nei particolari. È abitato per la maggior parte da un ceto medio discendente della classe operaia che qui si formò prima ancora del boom FIAT, dando vita a uno sviluppo sociale del tutto straordinario. San Paolo sarà infatti pure un posto normale, ma per storia è un luogo d’eccezione, simbolo di appartenenza e impegno civile. Lo deve a una crescita improvvisa, capace a inizio Novecento di quintuplicare in dieci anni il numero di residenti (da 4000 a 20.000), e alla relativa autonomia dalla città. Oggi delimitata da corso Trapani e corso Mediterraneo, corso Peschiera e la ferrovia, l’area nata a fine Ottocento è stata a lungo separata dal centro di Torino, da cui la dividevano i binari per Porta Susa, le grandi officine ferroviarie e la cinta daziaria.

Proprio l’essere fuori mura è ragione di due caratteristiche della zona: il disegno a raggiera rispetto alle porte di Barriera di San Paolo e la nascita di tante officine e manifatture intenzionate a non pagare il dazio. Erano piccole fabbriche in cerca di manodopera, che anticiparono di poco l’apertura delle grandi officine automobilistiche e la definitiva trasformazione dell’insediamento contadino. Più importante della storia delle industrie è però quella delle persone, perché a San Paolo, dall’opposizione al regime agli scioperi del dopoguerra, è sempre stata la gente a fare la differenza. La rapida concentrazione ha favorito da subito un forte senso di solidarietà e coscienza di classe, culminato con la Resistenza, a cui San Paolo deve il nome di borgo rosso. Il senso di comunità non è andato del tutto perso con gli anni se l’area, chiuse le fabbriche e mutati i tempi, si distingue ancora per identità e attenzione comune. Il quartiere operaio è cambiato in modo radicale anche nell’ultimo decennio, e a breve nuovi interventi lo riguarderanno. Se il primo degli itinerari proposti percorre il borgo più antico, il secondo è dedicato alle alterazioni recenti.

Come tutti a Torino, San Paolo è un quartiere di ex in attesa di ricollocazione. Ecco allora che tra le sue vie di serena normalità atterrano nuovi luoghi, e nuove funzioni invadono vecchi spazi. Complessi sproporzionati, eccentricità architettoniche, opere d’arte incomprese sono altre forme di vita urbana. Dicono di venire in pace, ma chi può dire se riusciranno a integrarsi davvero? Nel frattempo vivono sparsi per il quartiere e – bene o male – ne sono divenuti simboli anche loro.

[L’altra Torino, Espress Edizioni, pag. 159]