scultura 1706_Lucento_EmanueleCarlo 001 (7)
scultura 1706_Lucento_EmanueleCarlo 001 (7)

Scultura di Luigi Nervo in ricordo dell’assedio del 1706. Foto di Emanuele Carlo – ZUM

Rimane poco del vecchio splendore di Lucento: le tracce romane, di antiche strade e tombe, sono quasi del tutto scomparse, e lo stesso si può dire del castello medievale. Oltre ai resti del ricetto e filatoio, resta solo la chiesa dei Santi Bernardo e Brigida a tenere traccia di un passato glorioso, di battaglie e vittorie contro l’occupazione francese.

Una storia condivisa anche dal più recente passato industriale, targato FIAT, acciaio e boom industriale: resistono una ciminiera, perfetta sentinella in caso di future invasioni d’oltralpe, lo stremato esoscheletro della Thyssen Krupp, coricato sul fianco del pianalto, e un certo carattere popolare. Quest’ultimo emerge dai diversi complessi di edilizia pubblica costruiti a partire dagli anni Trenta: alcuni splendidi, altri meno. Fanno loro compagnia alcune case vecchie che, da brave pensionate, si godono in prima fila i tanti lifting e maquillage, a volte davvero invasivi, del quartiere. Lucento, in fondo, è una fascia di Torino delimitata dai grandi corsi di scorrimento, corso Potenza a est, corso Regina Margherita a sud, via Pietro Cossa e via Sansovino a ovest, corso Grosseto a nord, dov’è difficile trovare un’unità. D’altra parte un quartiere non sempre è un dato di fatto; talvolta può essere un obiettivo.

 

[L’Altra Torino, Espress Edizioni, pag. 257]