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Cascina Roccafranca. Foto di Sabrina Rosa – ZUM

Mirafiori Nord, a dispetto del nome, è uno dei quartieri a sud di Torino. La parte più urbana ha la forma di una L o forse di uno stivale sfondato, modellata su Santa Rita in un gioco d’incastri tra la città, i campi e la fabbrica. I suoi confini sono grandi viali di scorrimento: corso Siracusa, Cosenza e Unione Sovietica dal lato della città, corso Tazzoli e Orbassano dal lato della fabbrica. Dal lato dei campi, i limiti sono invece quelli comunali e si confondono tra condomini, ritagli di terreni e capannoni. Come per tutti gli altri quartieri dal lato della Francia, questo è il risultato di un’edificazione improvvisa arrivata dopo secoli di vita campestre, un’esplosione dovuta all’industria. Mirafiori Nord si chiama così anche se è a sud-ovest proprio a causa sua. I punti cardinali sono una questione di riferimenti e a Mirafiori il riferimento non è stato la città, ma la fabbrica attorno a cui tutto ruotava a partire dai nomi. La storia del quartiere inizia ai cancelli degli stabilimenti, con le villette e le case popolari dei primi lavoratori FIAT, e prosegue fino a fuori le porte della città. Con gli anni Sessanta le emergenze abitative passano altrove e al primo nucleo operaio si aggiunge una nuova Mirafiori Nord, simile a Santa Rita o a ogni altra periferia. Rispetto alle case popolari, le condizioni di vita crescono, anche se tanti luoghi e servizi di oggi sarebbero arrivati soltanto decenni dopo, con gli interventi messi in pratica negli ultimi anni. Arrivato alla terza età, Mirafiori Nord è un quartiere rigorosamente residenziale, che tenta di godersi la pensione. Camminando per le sue vie, a volte l’impressione è di trovarsi in una località di villeggiatura in bassa stagione, in cui incontrare anziani, panchine, piccoli negozi, ragazzini, caseggiati in tinta. È merito di un’età media più alta che altrove, oltre che di un quartiere formato da grandi e piccoli complessi dall’immagine coordinata, con i palazzi e i decori in pendant. È comunque un quartiere vivo. Se gli appartamenti sono piccoli e vecchi, l’unico luogo dove trovare un po’ di frescura è sotto gli alberi di questo insieme di villaggi.

 

[L’altra Torino, Espress Edizioni, pag. 109]