piazza_carducci_EgleDeMitri
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Piazza Carducci. Foto di Egle De Mitri – ZUM

Via Nizza traversa e infila, come una collana di biglie, Barriera Nizza, Molinette, Tetti Fré, Millefonti e l’Osterietta: borghi nati tra Otto e Novecento attorno a una chiesa, nei pressi di una cascina, un mulino, lungo un canale, grazie a una piccola fabbrica. Diventati borgate e frazioni sempre più grandi, ognuna al proprio ritmo, fino a lambirsi per poi toccarsi, stringersi e intrecciarsi sempre più, fondendosi e confondendosi in un nucleo unico, pronto a quel punto a lambire a sua volta la città e a ripetere in scala maggiore la stessa storia del pesce grande che mangia il piccolo. Il quartiere gemello di Lingotto non poteva che sdoppiarsi anche nel nome: Nizza Millefonti. Due termini che riassumono le identità che si sono sovrapposte nel corso del tempo. Nizza, come Nice, dal sapore di sud e di mare, oltre Pinerolo, il Piemonte meridionale e Genova, verso la Costa Azzurra e la Francia. Come il nome della vecchia direttrice extraurbana, come le parallele via Genova e Ventimiglia. Da inizio Novecento si è affermata come l’asse principale di collegamento e crescita industriale e residenziale dell’area. E Millefonti, dall’abbondanza d’acqua nel suolo, come testimoniano anche le bealere (canali artificiali, con tanto di chiuse e ramificazioni laterali, per l’irrigazione dei campi e orti) che caratterizzano l’area da diversi secoli. L’origine di questi centri corre parallela a quella del Lingotto: sono strade di terra e di acqua, poi cascine e campagne coltivate a frumento e ortaggi o adibite a foraggio e pascolo per gli allevamenti. Pian piano lo scomposto tessuto agricolo ha trovato una sua coesione come contado, per poi essere mangiato dalla città, grazie alle fabbriche e ai servizi: soprattutto l’illuminazione e i tram. Proprio nel 1912, infatti, la cinta daziaria è stata spostata da piazza Carducci a piazza Bengasi e il quartiere si è definitivamente separato dal suo gemello Lingotto a causa della ferrovia. Ancora oggi Nizza Millefonti è delimitato a ovest dai binari, a nord da corso Bramante, a sud da corso Maroncelli e a est dal Po. Ma questa separazione fisica, compiuta all’inizio del Novecento, ha avuto anche ripercussioni socioeconomiche, definendo l’anima sempre più operaia di Nizza Millefonti, prima per la presenza massiccia di ferrovieri, poi per le numerosissime industrie. Una per tutte, il Lingotto fabbrica, che mangiandosi un enorme fazzoletto di quasi 400.000 metri quadrati di città si è vendicata della città, che al suo tempo si era mangiata la campagna.

 

[L’altra Torino, Espress Edizioni, pag. 57]