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In pochi anni Santa Rita è passata da periferia separata dalla città a quartiere residenziale. Prima dell’impulso decisivo dovuto alla FIAT, la zona aveva conosciuto l’urbanizzazione grazie alle grandi costruzioni, militari e sportive. Anche il santuario che ha dato il nome al quartiere è stato costruito a partire dagli anni Venti e la sua edificazione è proseguita ben oltre la Seconda guerra mondiale. Santa Rita si estende tra via Tirreno a nord e corso Cosenza a sud, delimitata a est dall’ultimo tratto di corso Turati e da corso Unione Sovietica, giungendo a ovest fino a corso Siracusa. Prima l’area a ovest della strada di Stupinigi e attraversata da quella di Orbassano non aveva un nome proprio ed era identificata con il nome delle numerose cascine che la punteggiavano, oggi quasi del tutto scomparse. Restano alcuni ruderi della cascina la Grangia e il nome della Zappata, una delle future stazioni del passante, all’incrocio tra le linee ferroviarie di Milano e della Francia, sotto i giardini Zamenhof sistemati di recente. La cascina Olivero, quartier generale francese durante l’assedio del 1706, è da tempo irriconoscibile e sui suoi terreni sorge l’istituto Sociale (all’angolo tra corso Siracusa e via Tirreno).

L’anima militare è insieme a quella sportiva uno dei tratti distintivi del quartiere, dal momento che all’inizio del Novecento la zona tra la strada di Stupinigi e quella di Orbassano fu individuata come sede della nuova piazza d’armi e delle relative caserme che esercito e comune intendevano allontanare dal centro cittadino.

Gli anni Cinquanta e Sessanta vedono invece sorgere come funghi, appena più a ovest della piazza d’armi, decine e decine di condomini di edilizia residenziale, secondo un modello abitativo in auge non solo a Torino. Negli anni del boom il numero di famiglie passate da alloggi in affitto ad appartamenti di proprietà è cresciuto esponenzialmente, e Santa Rita (insieme alla contigua Mirafiori Nord) è il quartiere che più è stato investito dalla nuova tendenza.

L’ultima trasformazione è stata impressa dalle Olimpiadi di Torino 2006, con i nuovi impianti sportivi, la risistemazione delle caserme e la riqualificazione della piazza d’armi, diventata un grande parco.

[L’Altra Torino, Espress Edizioni, pag. 130]