VillaggioLeumann16_CitTurin_FrancescoBordino
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Villaggio Leumann. Foto di Francesco Bordino – ZUM

La «piccola Torino» (questo il significato del nome in dialetto) è un quartiere residenziale ordinato e curato, con belle case in stile Novecento e soprattutto liberty, vie tranquille, piazze e viali alberati. Nato a cavallo tra Otto e Novecento, pur contenendo segni di insediamenti precedenti (anche preromani), ha una forma curiosamente a spicchio, con i confini che corrono lungo i corsi Francia e Vittorio Emanuele II fino al loro punto d’incontro in piazza Rivoli; verso il centro, il confine è rappresentato da corso Inghilterra, oltre il quale si snoda il lungo serpentone avveneristico della stazione di Porta Susa. Nonostante i confini a triangolo, le vie interne sono ortogonali esattamente come nel vicino centro della città. La presenza del palazzo di Giustizia tra corso Vittorio Emanuele II e via Cavalli fa sì che molti avvocati abbiano installato in questa zona i loro studi, ma la vocazione residenziale resta predominante. La metropolitana in corso Francia ha reso il quartiere ancora più appetibile per le sue caratteristiche di tranquillità, vicinanza al centro, piacevolezza del vivere. A voler proprio trovargli un difetto, ecco, manca un parco pubblico: il più vicino è la Tesoriera (v. itin. 1 Parella), in corso Francia, tre fermate di metropolitana più in là, in ogni caso angoli tranquilli, giochi per bambini e panchine nel verde dove sedersi e sostare non mancano. Istituzioni e grandi edifici pubblici sono una costante del quartiere, ma sono sempre stati ai suoi margini e così è ancora oggi per gli uffici della provincia (ex SIP), grande parallelipedo bianco con inserti azzurri su corso Inghilterra; per il futuro grattacielo di Intesa San Paolo progettato da Renzo Piano, ora in costruzione all’angolo tra corso Inghilterra e corso Vittorio Emanuele II e per il palazzo di Giustizia (sorto dove prima c’erano il mattatoio e il Foro Boario), intitolato a Bruno Caccia, il procuratore della Repubblica ucciso nel 1983 dalla ’ndrangheta.

[L’altra Torino, Espress Edizioni, pag. 197]